Essere giovani non è un limite, bensì una scintilla che illumina il cammino di un’atleta. E, in particolare, di Elisa Della Vecchia: classe 2008 e sette gare disputate in questo avvio di stagione, in poco tempo la diciassettenne è diventata un punto fermo della difesa della Dolomiti Bellunesi. La sua presenza non si misura soltanto nei minuti giocati, ma nella personalità e nella maturità che porta sul rettangolo verde. Ogni partita è una prova di coraggio e gli errori diventano passi avanti verso i propri obiettivi.
DELUSIONE – Nel match di domenica scorsa contro l’Orobica, il collettivo di mister Bertuzzi ha faticato a trovare il proprio ritmo, incassando una sconfitta pesante (7-0) che servirà a capire dove bisogna migliorare: «Abbiamo affrontato un avversario forte e ben preparato, che tecnicamente era un gradino sopra di noi. Ci è, sicuramente, mancata la fame di lottare su ogni pallone». Un risultato così negativo lascia un vuoto difficile da colmare, ma è proprio lì che nasce la forza di ricominciare: «C’è tanta delusione perché siamo consapevoli che potevamo fare di più. Adesso dobbiamo restare unite: sono certa che, in questo modo, riusciremo a portare a casa punti importanti».
CRESCITA – Passione, disciplina, lavoro. Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono Elisa: «Sono molto contenta di giocare con questo gruppo, perché da ogni compagna riesco a imparare qualcosa di nuovo che mi servirà per la mia crescita personale». Della Vecchia vuole continuare a migliorare allenamento dopo allenamento: «Credo di avere una buona grinta e cerco sempre di dare il massimo per la squadra. La cosa su cui devo certamente migliorare è il possesso palla quando sono sotto pressione».
PROSSIMO OSTACOLO – Domenica 30 novembre (ore 14.30), a Rasai, le dolomitiche affronteranno il Trento. Una gara complicata contro una compagine che occupa le zone alte della classifica: «Anche loro vorranno rifarsi dalla sconfitta nel turno precedente. Sarà molto importante partire, fin dai primi minuti, con la giusta mentalità e cattiveria – conclude Elisa -. L’unica cosa che dobbiamo fare è reagire e cercare di portare in campo la nostra identità di gioco».

